Au Bord_Materia Prima Festival 2022

369gradi
Romaeuropa Festival
AU BORD

Venerdì 04 Novembre
h 21.00

Teatro Cantiere Florida
Firenze

Au Bord_Materia Prima Festival 2022
Intero 15 euro
Ridotto 12 euro
Cral convenzionati, unicoop firenze, tessera arci, over 65, under 26, università dell’età libera

Ridotto 8 euro
Studenti degli istituti superiori e universitari, tessera casateatro

La biglietteria sarà aperta esclusivamente nei giorni di spettacolo a partire dalle ore 19:30. Biglietti acquistabili su Ticketone.it

di Claudine Galea
traduzione di Valentina Fago

regia di Valentino Villa
con Monica Piseddu

collaborazione artistica al progetto Monica Piseddu
movimento Marco Angelilli
Lighting and stage design Sander Loonen / ARP Theatre Limited
sound design Fred Defaye
assistente alla regia Andrea Dante Benazzo
consulenza make up Anna Fontana / And Hair
sarta Yulia Kachan

produzione Romaeuropa Festival e 369gradi
in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Triennale Milano
con il sostegno di Toscana Terra Accogliente, Olinda

I diritti dell’opera “Au Bord” di Claudine Galea sono concessi da L’Arche Editeur, Parigi, in collaborazione con Zachar International, Milano
Si ringrazia Maria Sabato per la consulenza ai costumi

Premiato con il Grand Prix de littérature dramatique, Au Bord dell’acclamata drammaturga francese Claudine Galea è stato tradotto e rappresentato in molti paesi europei (fino alla recentissima versione firmata da Stanislas Norday per il Théatre National de Strasbourg) e rappresenta una novità assoluta per l’Italia.  

Galea si concentra su una foto: una donna porta un’uniforme e tiene stretto un uomo al guinzaglio. Scattata nella prigione di Abu Ghraib ed apparsa sul Washington Post il 21 maggio del 2004, l’immagine, terribile documento, porta con sé l’impronunciabilità, l’inafferrabilità, l’orrore dell’atto di violenza. La sua irrappresentabilità. Ma è sulla donna che si concentra l’attenzione dell’autrice. A partire dall’inconfessabile attrazione per questa figura femminile, per la sua oscenità, si incatenano nella testa e nel corpo di chi parla diverse figure femminili. Un libero quanto pericoloso scivolare dalla figura della soldatessa, a quella dell’amante da cui la stessa Galea è stata abbandonata fino alla madre, figura torturatrice. Al di là del suo statuto, la foto diventa un palinsesto dell’inesprimibile, un oggetto drammaturgico evirato dal suo senso strettamente documentale e politico. Un atto di sovversione, forse, che nutre la primaria e sconvolgente esperienza che il testo propone.

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